L'ingrediente giusto nella vita è proprio la ricerca di se stessi perché a guardarsi dentro non si sbaglia mai. Intervista ad Andrea Arena

L’ingrediente giusto nella vita è proprio la ricerca di se stessi perché a guardarsi dentro non si sbaglia mai. Intervista ad Andrea Arena a cura di Nicola Di Dio

Il cantautore romano Andrea Arena, in occasione della pubblicazione del videoclip ufficiale di “Grassottella”, brano estratto dall’album di esordio dal titolo “Arena”, ci ha presentato il suo album e si è raccontato alle nostre pagine.

Andrea hai da poco pubblicato il videoclip della tua canzone “Grassottella” e vorrei chiederti innanzitutto com’è nata questa canzone?

«È nata un po’ di anni fa, ero innamorato di una ragazza con la quale trascorrevo molto tempo insieme ed eravamo quasi inseparabili da un certo punto di vista ma non riuscivo mai a trovare il modo per farle capire quanto mi piacesse. Infatti proprio il titolo della canzone “Grassottella” è un termine che usava sempre lei per autodefinirsi, pur non essendola. Lei ai miei occhi era perfetta così com’era, ero affascinato dalla sua persona e partendo proprio da questa sua autodefinizione ho scritto la canzone.»

Questa canzone ha un tono allegro per la maggior parte del tempo poi, alla fine, cambia. Perché e cos’è che cambia?

«La canzone, come hai detto tu, può sembrare giocosa, ironica ma di fondo nasconde un significato profondo. All’inizio è come se io scherzassi con lei e poi alla fine le dicessi: “Ma ti stai rendendo conto che sono innamorato di te?” Quindi la fase finale diventa più seria e più diretta proprio a far capire quello che è poi il significato del brano, che è una dichiarazione d’amore.»

Ironia che ritroviamo anche nel videoclip?

«Si, abbiamo ripreso film, personaggi e pubblicità cult come Kill Bill o Harley Quinn, facendoli interpretate da donne un po’ “in carne” perché volevamo far vedere che in fondo è la stessa cosa perché sono belle come le dive di quei film.»

“Grassottella” fa parte dell’album omonimo “Arena”, possiamo trovare un filo conduttore tra tutte le canzoni contenute nell’album?

«La chiave di volta sono Io, sono dieci storie che appartengono ad una precisa fase della mia vita che ad un certo punto ho deciso di registrare, quindi il filo conduttore è la mia esperienza. A volte parlo di amore altre di tematiche sociali, oppure proprio in “Grassottela” parlo di amore ma anche di accettazione personale. Le canzoni d’amore secondo me nascondono dei significati più profondi che appartengono alla vita. Questo album è molto vario e di stampo cantautorale ed anche per questo si chiama “Arena”. Ho voluto riprendere, con molta umiltà, una vecchia tradizione dei nostri cantautori e cioè chiamare le prime opere con il loro cognome o nome e cognome. Anche le sonorità richiamano i cantautori italiani del passato, ma con un sound moderno. Ci sono ballate favolistiche, canzoni piano e voce, abbiamo quindi cercato di costruire tutto il disco intorno alla mia personalità.»

Hai usato una parola importante, hai detto “Io”, nell’album c’è una canzone che si chiama “L’ingrediente” nella quale canti “..è l’ingrediente che fa la differenza..”. Voglio chiederti, secondo te, l’ingrediente giusto che fa la differenza nella vita è proprio l’Io, l’Ego, ma non inteso come egocentrismo ma come consapevolezza di se stessi?

«L’ingrediente giusto nella vita è proprio la ricerca di se stessi perché a guardarsi dentro non si sbaglia mai. Invece noi tendiamo spesso a cercare le risposte di cui abbiamo bisogno in quello che c’è fuori però fuori non sanno cosa c’è dentro. Se tutti quanti, piano piano, ci spostassimo a vedere quello che c’è dentro e fare più autocritica, sicuramente staremmo meglio sia noi stessi sia, di conseguenza, le persone che ci circondano. Quindi l’ingrediente giusto è sicuramente la ricerca interiore.»

Tu canti infatti “non è la quantità che conta, conta la sostanza” …

«Esatto! Quando tu stai bene con te stesso puoi essere ovunque, non avere niente e stare bene ugualmente, perché puoi riempirti di te stesso, ma come dicevi tu prima non inteso come egocentrismo. Quando ricerchi l’io personale ti arricchisci e ti amplifichi e di conseguenza tutto questo lo doni alle altre persone che ti sono vicino.»

Possiamo quindi ricollegarci a “Grassottella”, perché non evidenzi l’apparire ma l’essere. Oggi invece sta accadendo l’esatto contrario cioè si pensa più all’apparire piuttosto che all’essere, basta guardare i social networks dove si mostra quella che si crede essere la parte migliore di sé ed invece la parte migliore è dentro….

«Si, tendiamo a dire “Sono quello che appaio e non appare quello che sono” è un gioco di parole (ride) ma in fondo è così. Sicuramente la forma è importante nella vita, ma una forma senza contenuto resta pur sempre vuota. Bisogna sempre trovare un equilibrio, non ci può essere contenuto senza forma e viceversa.»

In un’altra canzone del tuo album che è “Luce di Luna” canti “due occhi grandi che parlano di sé”. In questa frase racchiudi uno studio della persona perché il linguaggio non verbale, in un dialogo, comunica di più rispetto al linguaggio verbale, le parole, e rispetto anche a quello para verbale cioè la voce. Quindi quanto è importante uno sguardo?

«Non so perché ma mi hai fatto venire i brividi quando hai detto queste cose, tra l’altro io ho condiviso sui social una foto di un mio occhio in un momento particolare della mia vita e dicevo: “chi li capisce non ha bisogno di parlare”. L’occhio è davvero lo specchio dell’anima, chi ti sa guardare negli occhi vuol dire che non ha paura di mostrarsi per quello che è, quindi, ho imparato a diffidare dalle persone che non ti guardano negli occhi. Però, bisogna saper discernere perché c’è chi ti guarda negli occhi perché ti vuole dominare, bisogna imparare a capire molti aspetti dello sguardo. In questa fase della mia vita, che è di grande crescita interiore, mi sto rendendo conto che l’emotività è l’aspetto più importante di una persona, perché le emozioni sono il linguaggio primario con il quale riusciamo a capire il mondo e la nostra cultura occidentale sta cercando di escludere questo aspetto venendosi a creare dei grandi problemi relazionali. Quindi se vuoi capire se una persona ti sta dicendo la verità bisogna guardarla negli occhi facendo attenzione a chi è bravo a mentire, perché quelle sono, purtroppo, le persone peggiori.»

Oggi purtroppo ci guardiamo poco negli occhi anche perché abbiamo sempre lo sguardo fisso sullo smartphone perdendo il senso del parlare stando vicini ad un’altra persona e questo ti ha ispirato la canzone “La rete”, che fa sempre parte dell’album…

«È vero, è esattamente così! “La rete” è stata la prima canzone che ho scritto ed era proprio il periodo nel quale i social networks erano fruibili dal telefono, nello specifico Facebook perché Instagram ancora non c’era, quindi quell’estate tutti iniziavano a condividere le foto sul telefono perché prima potevi farlo solo dal computer di casa e ricordo che, con i miei amici, passavamo molte sere a commentare le foto che venivano condivise da chi era in Calabria piuttosto che ad Ibiza però dopo la terza sera ho detto: “Va bene, ma è possibile passare tutte le nostre serate a parlare di queste cose e a non far nulla?” E visto che la situazione non cambiava, arrabbiato, sono tornato a casa e di getto ho scritto questa canzone come sfogo. Come poi tutto del resto, i social networks hanno la loro utilità, nel senso che se usati nel modo giusto possono essere utili e proficui, non va bene se ne diventiamo schiavi.»

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«In questo momento sto scrivendo molto per me e per altri artisti e sto lavorando in studio di registrazione proprio perché purtroppo i live ancora non è possibile farli, infatti appena ci sarà la possibilità farò il live di presentazione dell’album “Arena” perché è uscito il 20 dicembre 2019, poi con il Covid non c’è stato modo di organizzarlo. Uscirà anche il disco fisico quindi chi lo vorrà comprare potrà ascoltarlo a casa con lo stereo, se qualcuno lo ha ancora (ride). Oltre a scrivere sto studiando chitarra pop al Saint Louis di Roma, sono quindi in una fase creativa e di apprendimento.»

A me piace abbinare la musica alla cucina e quindi ti chiedo se tu fossi un piatto, che piatto saresti e perché?

«Non ci avevo mai pensato, è difficile (ride)! Direi una carbonara che all’apparenza può sembrare semplice ma, se gli ingredienti sono cucinati bene, ha un sapore succulento!»

Poi il pecorino è perfetto, tra l’altro lo citi proprio nella tua canzone “L’ingrediente” (rido)…

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