luigi di maio-quota cento

Quando Luigi Di Maio si è tolta la cravatta tutto il mondo della politica è rimasto in apnea come quando si aspetta il fragore del tuono dopo il bagliore del fulmine. Ora l’attesa  spasmodica è finita: il 15 febbraio il M5S manifesterà nella romana Piazza San Silvestro ‘’contro la restaurazione’’.

Chi ha fatto per tanti anni il sindacalista – seppure in stagioni più ‘’calde’’ delle attuali – sa per esperienza che, in quella piazza si convocano le manifestazioni  per le quali non si è troppo convinti della partecipazione. A causa della configurazione di quell’anfratto si è in grado di assicurarsi un successo dell’iniziativa, sia pure con poche migliaia di partecipanti. Ma non intendiamo addentrarci in previsioni. E’ necessario, in premessa, ricordare  per quali obiettivi Di Maio ha dissotterrato l’ascia di guerra. A suo avviso, c’è in giro un’aria – di rimessa in discussione di storiche conquiste – che deve essere contrastata: alcune forze politiche, anche di maggioranza, vogliono abolire o anche solo modificare, quella ‘’scelta di civiltà’’  della sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio (ma non c’è stato un accordo tra il Pd e il M5S?). Poi – udite, udite! – il gran giurì del Senato sembra essere orientato a dichiarare illegittimo il provvedimento di ricalcolo dei vitalizi degli ex senatori; e infine corre voce (Di Maio si è messo persino a sentire le ‘’voci’’)  che ci sia il progetto di sottoporre a referendum abrogativo le norme sul reddito di cittadinanza.

Non siamo molto attenti ai cahiers de doléances del giovane ex capo politico pentastellato. Ci è parso tuttavia che tra i propositi di restaurazione Di Maio non includa ‘’quota 100’’, ancorché qualcuno abbia parlato – un po’ per celia e un po’ per non morir – di una sua abolizione. Verrebbe spontaneo ricordare la foto del trio di governo (giallo-verde) al momento della conversione in legge del decreto ‘’identitario’’ n.4/2019, quando Salvini esibiva un cartello sul quale stava scritto solo ‘’quota 100’’ come se volesse prendere le distanza da quel ‘’reddito di cittadinanza’’ vantato dai due ‘’compagni di merende’’. Di Maio non considera i provvedimenti in tema di pensione ‘’farina del suo sacco’’ tanto da non prenderne le difese il 15 febbraio? Nulla di tutto questo. Il ministro degli Esteri è in stretto contatto con la collega Nunzia Catalfo, la quale (tramite Pasquale Tridico?) lo informa sull’andamento della trattativa con i sindacati in materia di pensioni. Quindi, Di Maio è a conoscenza del fatto che, da quel negoziato, quota 100 e il congelamento a 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le lavoratrici) del trattamento anticipato di anzianità a prescindere dall’età anagrafica, ora norme sperimentali (fino a tutto il 2021 la prima e a tutto il 2026 la seconda) si apprestano a diventare strutturali.

Per farsi un’idea è sufficiente sottoporre alla ‘’prova finestra’’ la proposta di Cgil, Cisl e Uil, in cui viene prevista la possibilità di andare in pensione facendo almeno valere 62 anni di età e 20 anni di contributi; oppure, 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età. Se a qualcuno serve aver presente la differenza tra questa proposta e la disciplina introdotta dal Conte 1, può essere accontentato così: in una delle due vie di uscita  si passa da quota 100 a quota 82 e nell’altra da 42 anni e dieci mesi (un anno in meno per le donne) a 41 anni secchi. Tralasciamo gli sconti – benemeriti – in caso di maternità e di lavoro disagiato. La posizione del governo si differenzia da quella dei sindacati su di un punto importante: nei casi di pensionamento anticipato l’intera anzianità viene calcolata col metodo contributivo (inclusi cioè anche i periodi soggetti al retributivo). Su questo punto le confederazioni sindacali non sono d’accordo e continuano a difendere il conteggio col sistema misto.

Fino ad ora nessuno si è posto il problema dei costi (la riforma Fornero viene ‘’superata’’ tornando alla situazione precedente). Ma ciò che è più grave riguarda l’impostazione di fondo delle convergenze (non ancora) parallele del governo e dei sindacati. Nonostante l’incremento dell’attesa di vita, dell’invecchiamento e della denatalità; nonostante i ‘’buchi’’ che si creeranno, di conseguenza, nel mercato del lavoro, la scelta strategica resta quella di consentire il pensionamento il prima possibile anche a fronte di trattamenti inadeguati (tanto più se passerà il ricalcolo contributivo). 

by Giuliano Cazzola

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